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DIPARTIMENTO DI SCIENZE DELLA TERRA
FACOLTA' DI SCIENZE MM.FF.NN.
POLO DELLE SCIENZE E TECNOLOGIE
UNIVERSITA' DI NAPOLI FEDERICO II
Largo San Marcellino, 10 - 80138 NAPOLI


Direzione: +39 081 2538 112
Segr. Direzione +39 081 2538 113
Segr. Amministrativa: +39 081 2538 144


(work in progress)

AVVISO PER RICERCA GEOLOGI

Per chi è interessato a lavorare all'esterno su piattaforme petrolifere e navi oceanografiche per geofisica marina può contattare il Dr. ZOLEO Francesco (è un Laureato di Napoli): master4750@hotmail.com 


Dipartimento Esami finali per il conferimento del titolo di Dottore di Ricerca
Postato da raf101 il Friday, 05 February @ 10:33:54 CET (23 letture)

Martedì 9 Febbraio, ore 12.00 Biblioteca Storica del Dipartimento di Scienze della Terra

Commissione d’esame: Prof. Umberto MASI, Università di Roma "La Sapienza" Prof. Ignazio GUERRA, Università della Calabria Prof. Elisabetta RAMPONE, Universita' di Genova


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ofioliti Seminario
Postato da raf101 il Monday, 01 February @ 16:42:49 CET (14 letture)

Il 10 febbraio 2010 alle ore 10:00 nella Biblioteca Storica del Dipartimento di Scienze della Terra in Largo San Marcellino, 10 - 80138 Napoli (1° Piano) si terrà il seminario tenuto dalla Prof. Elisabetta Rampone dell'Università di Genova dal titolo:
 
"Struttura ed evoluzione della litosfera oceanica: evidenze dalle ofioliti Alpino-Appenniniche e dagli oceani attuali"


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Merluzzi e ibernazione Il Polo Sud e quei grossi merluzzi ibernati
Postato da raf101 il Monday, 18 January @ 09:27:23 CET (42 letture)

Ricercatori della British Antartic Survey e della Università di Birmingham, in uno studio pubblicato su Plos One nel 2008, hanno scoperto che la specie di merluzzo “Notothenia coriiceps“ che vive nelle acque del Polo Sud e che può superare i 2 metri di lunghezza e il quintale di peso, arriva a “congelarsi” durante l’inverno. Il sangue di questo pesce contiene particolari proteine con funzione “antigelo” che causano una sorta di ibernazione riducendo al minimo l’alimentazione e le attività metaboliche. L'ibernazione fa risparmiare energia, soprattutto in inverno quando viene a mancare il cibo. Molte specie di mammiferi, uccelli, rettili e anfibi vanno in ibernazione per periodi che vanno da alcuni giorni fino ad alcune settimane. Finora non era stata individuato nessun pesce che adottasse questo meccanismo per sopravvivere all'inverno! I ricercatori hanno registrato l'attività di nuoto, la frequenza cardiaca e il metabolismo con dispositivi elettronici miniaturizzati nell'arco di un intero anno solare. I risultati della ricerca sono stati sorprendenti ed hanno mostrato che non è la bassa temperatura dell’oceano ad invogliare il merluzzo all’ibernazione ma piuttosto la drastica variazione della luce solare che passa dalla quasi  continuità  durante l'estate alla quasi assenza  durante l'inverno.

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Copenaghen Copenaghen: Nulla di nuovo sul fronte clima
Postato da raf101 il Wednesday, 23 December @ 12:24:57 CET (96 letture)

L’opinione pubblica è sempre più frastornata dalle notizie provenienti da Copenhagen dove più di 14 mila delegati da tutto il mondo stanno  decidendo azioni comuni sul taglio dei gas serra nella convinzione assoluta che l’uomo sia l’unico responsabile del riscaldamento del pianeta. Sulle pagine dei giornali e sugli schermi televisivi appaiono sempre più frequentemente immagini apocalittiche di orsi polari imprigionati sui lastroni di ghiaccio, di ghiacciai che perdono pezzi e di enormi icebergs galleggianti. Pochi hanno il coraggio di andare controcorrente e chiedersi se il riscaldamento globale appartenga, invece, alla variabilità naturale del sistema atmosfera-oceano. Al di là delle risposte di carattere politico/scientifico, è doveroso informare i lettori che, già nel passato, imperversavano lamentele sulle variazioni climatiche. Senza andare troppo indietro nel tempo quando Virgilio evidenziava la scomparsa della primavera e quando Seneca chiedeva all’amico Lucilio (lettera 23)  di non parlargli della brevità e mitezza di quell’inverno e della rigidità della primavera successiva, giova ricordare che già nel 1821, il ministro degli Interni francese indirizzava ai prefetti una circolare nella quale, asserendo che “da qualche anno si notano brusche variazioni delle stagioni, di uragani, di inondazioni straordinarie”, li invitava a ricercare la causa di questi cambiamenti.

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paleontologia 4° MEETING DEGLI OSTRACODOLOGI ITALIANI
Postato da raf101 il Friday, 04 December @ 15:35:18 CET (144 letture)

Cari colleghi,

in questo sito troverete tutte le informazioni concernenti il nostro incontro annuale che quest’anno si terrà a Napoli l’1 e il 2 marzo.

Nel sito troverete le indicazioni necessarie per raggiungere la sede in cui si terrà il meeting, l’elenco degli alberghi consigliati e una pagina con la scheda di iscrizione che, insieme alla spedizione degli abstract, ha una scadenza  prevista per il 05/02/2010 da far pervenire via mail all’indirizzo: dibarra@unina.it.



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Sogni e magnetismo Che tempo fa? Dimmelo che vado a dormire!
Postato da raf101 il Tuesday, 10 November @ 12:07:48 CET (194 letture)

Freud ha interpretato e spiegato i sogni in chiave premonitrice o rivelatrice di desideri e traumi ma, secondo uno studio dello psicologo Lipnicki del Centro di Medicina Spaziale di Berlino, i sogni con  incubi non sono provocati da particolari condizioni psicologiche ma dall’attività magnetica esistente. E’ ben noto che una attività magnetica bassa comporta una elevata produzione di melatonina, un potente ormone responsabile, tra l’altro, della qualità dei sogni. Lipnicki ha annotato meticolosamente i suoi sogni dal 1990 al 1997, per un totale di 2387, e li ha poi suddiviso in cinque categorie a seconda del grado di stranezza: dal grado più basso, rappresentativo della realtà, fino al più alto, completamente scollegato dalla realtà. Durante gli anni di paziente trascrizione dei sogni, Lipnicki ha vissuto a Perth, in Australia, e per la sua ricerca ha preso in esame l'attività magnetica quotidiana di quella zona, mettendola a confronto con il grado di assurdità dei sogni.


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Clima e scarafaggi Che clima c’era? Ce lo dicono gli scarafaggi...
Postato da raf101 il Tuesday, 10 November @ 12:06:30 CET (155 letture)

Sulla Terra esistono circa 4 mila varietà di scarafaggi che, fatta eccezione per le calotte polari e le vette più alte, popolano quasi tutto il Pianeta. Questi tenaci insetti per nutrirsi e riprodursi necessitano di un clima particolare e l’utilizzo dei loro residui fossili può fornire utili informazioni sul clima del passato. Gli scarafaggi sono, infatti,  particolarmente esigenti per quel che riguarda abitudini alimentari e temperatura e umidità dell’aria per cui solo determinate condizioni climatiche ne consentono la proliferazione. Il primo a sfruttare questo comportamento “schizzinoso” degli scarafaggi per studiare il clima del passato è stato, agli inizi degli anni ’60, Russel Cope. Lo studioso della Birmingham University ha dimostrato che questi insetti sono molto più utili di tanti altri indicatori bioclimatici, compresi i pollini che  sono, ancora oggi, tra i fossili maggiormente utilizzati nelle ricerche paleoclimatiche. Gli scarafaggi hanno la capacità di muoversi e non sono legati al territorio ma possono abbandonarlo quando non risponde più alle loro esigenze, possibilità invece preclusa alle piante.


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Carbonella e atmosfera La carbonella, una speranza per l’atmosfera
Postato da raf101 il Tuesday, 10 November @ 12:05:19 CET (187 letture)

La combustione  di rifiuti vegetali e organici in assenza di ossigeno (pirolisi) impedisce  all’anidride carbonica  di disperdersi  nell’atmosfera e  l’aiuta a  fissarsi direttamente nella carbonella prodotta (biochar). Tale  processo riduce  la concentrazione nell’atmosfera dei tanto vituperati gas serra,  incamerandoli per secoli nella carbonella. Ma non è tutto. Lo spargimento di un sottile strato di carbonella su un terreno  è in grado di ridurre  il fabbisogno di fertilizzanti, di migliorare la resa del suolo e rendere più efficienti le colture tradizionali. Terreni sfruttati o poco fertili possono essere letteralmente trasformati con l’aggiunta di carbonella. Ma questo processo non è un’invenzione recente: già i nativi dell’Amazzonia pre-colombiana fertilizzavano il suolo bruciando scarti vegetali e rifiuti in fossati, creando un ambiente molto fertile chiamato dagli europei Terra Preta (Terra Nera, in portoghese). La tecnica, però, è stata abbandonata per essere riscoperta solo recentemente da importanti Istituti di ricerca. La produzione combinata di carbonella  e l’utilizzo di biocarburanti risulta molto efficiente con un bilancio positivo pari a 3-9 volte l’energia spesa per la loro produzione.

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