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 INDICI BIOMETEOROLOGICI

 Nel corso della vita, l’uomo è esposto a condizioni ambientali assai diverse. Tra le sollecitazioni cui è sottoposto figura lo stress connesso a variazioni termiche di forte entità.

Va rilevato tuttavia che la temperatura corporea degli omeotermi (al quale appartengono gli uomini) non rimane rigorosamente costante. Infatti, anche in condizioni normali, essa varia durante la giornata, con le stagioni e, mantenendo costante ogni altro parametro, varia da punto a punto e sulla superficie del corpo.

Il mantenimento dell'omeotermia nell'uomo soggiace al fine controllo del sistema termoregolatore che regola costantemente la produzione di calore (termogenesi) e la sua eliminazione (termolisi).

Il sistema termoregolatore del corpo umano è costituito in modo da mantenere il più costante possibile la temperatura di 37°C dei tessuti profondi del corpo stesso ed è rappresentato dal sistema nervoso-centrale, localizzato nel cervello (nell'ipotalamo) e coadiuvato nella rilevazione degli stress termici da una serie di termorecettori.

Quando l'equilibrio termico viene mantenuto con un minimo sforzo da parte dei sistemi di termoregolazione, le corrispondenti condizioni climatiche possono essere definite di benessere; se invece l'equilibrio viene mantenuto con sforzo da parte dei meccanismi di termoregolazione (ad esempio: notevole produzione di sudore) si potrà parlare di condizioni climatiche di equilibrio ma non di benessere; se infine l'equilibrio termico, nonostante il massimo sforzo da parte dei meccanismi di termoregolazione, non viene mantenuto, si parlerà di condizioni climatiche di disequilibrio.
Per benessere termico di una persona si intende “la condizione mentale in cui detta persona è soddisfatta dalle condizioni climatiche che la circondano”.

L’ASHRAE (American Society of Heating, Refrigerating and Air Conditioning Engineers inc.) definisce il comfort termico come una condizione di benessere psicofisico dell’individuo rispetto all’ambiente in cui vive ed opera.

Variazioni della temperatura provocano variazioni degli impulsi bioelettrici che i termorecettori inviano al cervello.

Le risposte del sistema termoregolatore nell’uomo modificano:

  • l’erezione pilifera;

  • la secrezione di ghiandole sudoripare;

  • la frequenza respiratoria;

  • la produzione metabolica di calore;

  • il flusso di sangue alla superficie.

Nelle calde ed umide giornate estive, la perdita di calore corporeo è assicurata sostanzialmente dall’evaporazione dell’acqua che affiora sull’epidermide per traspirazione, se si trascura il ruolo decisamente secondario attribuibile all’evaporazione dell’umore acqueo presente nei polmoni, nei bronchi e nei tratti superiori delle vie respiratorie. E’ importante sottolineare che l’evaporazione, ed il conseguente raffreddamento corporeo, sono notevolmente condizionati dal contenuto di umidità dell’aria. Infatti, tanto maggiore è il grado di umidità relativa presente, tanto maggiore è la difficoltà dell’organismo di eliminare il calore in eccesso, in quanto il meccanismo fisiologico di raffreddamento risulta ostacolato. In questo caso la conseguenza è un aumento della temperatura corporea che può causare malori dovuti al calore.

Nelle fredde ed umide giornate invernali, invece, l’azione termoregolatrice si traduce, sul piano fisiologico, nella vasocostrizione dei capillari cutanei, con lo scopo di limitare la potenziale eccessiva diminuzione della temperatura corporea provocata dai processi di evaporazione favoriti dai moti dell’aria, sempre presenti anche in condizioni di stabilità atmosferica. Tutto ciò espone l’uomo a serie patologie da raffreddamento.

Particolarmente importante è l’azione del vento. Infatti quest’ultimo, accrescendo l’evaporazione e quindi l’asportazione di calore corporeo per convezione, influisce negativamente durante le fredde ed umide giornate invernali, esaltandone gli effetti, ma positivamente durante le calde ed umide giornate estive, riducendo il disagio fisiologico.

La scienza che studia le influenze dell’ambiente atmosferico sull’uomo è la biometeorologia umana, chiamata anche meteorologia medica, derivata dalla meteorologia, dalla medicina e di conseguenza dalla fisica.

Si tratta di una scienza molto antica. Infatti, già nell’antica Grecia, sia Ippocrate (400 a.C.) che Aristotele, avevano intuito che determinati fenomeni climatici e meteorologici avevano una certa influenza sull’uomo e sul suo comportamento.

Ma è nel corso di questo secolo, in seguito allo sviluppo di scienze quali la statistica, la fisica e la fisiologia, che la biometeorologia umana è stata riconosciuta a tutti gli effetti come scienza naturale.

L’obiettivo principale di questa scienza è quello di spiegare il fenomeno delle reazioni del corpo umano ai cambiamenti climatici, mediante l’uso di indici biometeorologici, rappresentati da formule empiriche, con i quali è possibile esprimere le condizioni soggettive di benessere o di disagio dell’uomo in relazione alla combinazione di più fattori ambientali (temperatura, umidità relativa, velocità dell’aria, ecc.).

Tali indici biometeorologici sono stati studiati e sviluppati in vari Paesi, spesso caratterizzati da condizioni climatiche diverse da quelle italiane.

Sarebbe, quindi, interessante ed opportuno approfondire e studiare meglio questi indici, ricalibrandoli per i nostri ambienti, cioè ricercando dei nuovi valori-soglia per le scale di riferimento che siano in grado di descrivere meglio le condizioni di disagio o di benessere delle persone autoctone che hanno avuto modo di acclimatare il proprio fisico al nostro ambiente.

Tuttavia l’applicazione di routine di tali indici, abbinata alle previsioni meteorologiche, potrebbe essere utile per prevedere delle condizioni di emergenza sanitaria, come per esempio è già fatto negli Stati Uniti d’America dal Servizio Meteorologico Nazionale (National Weather Service) della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration).